Disabilità e sport.

Disabilità e sport.

 

Disabilità e sport.

Se vuoi puoi, tutto è possibile. Questo è ciò che io penso possa essere lo stimolo giusto per destreggiarsi nelle varie situazioni che si mostrano dinanzi al nostro cammino; intendo dalle circostanze più semplici, a quelle più complesse e difficoltose”. Così inizia la mia tesi di Laurea in Scienze Motorie, il tema che ho scelto è sicuramente forte e non approfondito, cosa che invece, con mesi di elaborazione, ho provato a fare. Questo vuole essere un articolo capace di stimolare all’attività motoria tutte le persone, a prescindere dalle proprie capacità. “Tutto gira intorno alla motivazione, è quella cosa che cresce dentro al soggetto, ad esempio, a seguito di un evento traumatico, e dà all’individuo quella voglia e quella convinzione per poter provare a tornare in condizioni “normali”, dal momento che sarà grandissima la soddisfazione della persona nel riuscire a muovere il proprio corpo, nel vedere che è di nuovo in grado di avvertire la totale funzionalità del proprio apparato locomotore. Uno step fondamentale per i soggetti disabili, ma in realtà poi per ogni individuo è quello di porsi degli obiettivi, avendo obiettivi cresce la motivazione, perché fino a che non si raggiunge quel fine che ci si è preposti si continuerà a lottare per arrivarci e nel momento in cui si raggiungerà quell’obiettivo ecco che per mantenere viva la motivazione bisognerà credere di raggiungere un altro obiettivo ancora, più difficile magari e più lontano”. Seguendo gli studi che ho fatto, agli allenatori e istruttori mi sento di consigliare alcuni punti in particolare che dovranno seguire, ponendo attenzione a quelli che sono i reali bisogni dei soggetti con disabilità.

Capire che gli atleti disabili sono principalmente persone e poi disabili. Essere consapevoli della natura e grado dell’invalidità. Aiutare gli atleti a raggiungere mete realistiche e obiettivi basati sulla loro conoscenza come individui. Chiedere agli atleti informazioni su quello che possono fare e come adattarsi alle attività. Pianificare esercizi progressivi. Modificare le regole se necessario, senza vanificare l’essenza dell’esercizio. Pianificare esercizi consistenti, affidabili e opportuni. Comunicare in modo tranquillo e paziente. Informare gli atleti sulle possibilità di rischio, di successo e di fallimento. Concentrarsi su ciò che gli atleti possono fare. Non sottovalutare le loro abilità. Creare piccoli gruppi in modo da favorire il metodo individualizzato. Cercare le soluzioni che riguardano le abilità e le personalità degli atleti”.

Lo sport deve essere quel motore capace di migliorare, tramite il movimento, il divertimento e per il piacere personale, lo stato di benessere psico–fisico e sociale della persona, cioè, la sua condizione mentale e corporea ma anche la sua capacità di interagire con gli altri, migliorando i rapporti con l’ allenatore, i compagni e magari modificando i suoi comportamenti all’interno della società.

Dott. Cristian Bordoni

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